Modificato Decreto “Spazzacorotti”: novità per Enti no profit – D. LGS. 117/2017

Modificato Decreto “Spazzacorotti”: novità per Enti no profit – D. LGS. 117/2017

Con il Decreto Crescita del 23 aprile 2019, il Governo ha “corretto” il decreto cosiddetto “Spazzacorrotti”, che rispetto agli obblighi anticorruzione trattava i soggetti del non profit alla stregua di partiti politici, escludendo per 10 anni dall’attività associativa chiunque avesse ricoperto un incarico elettivo, se non gravando l’associazione di obblighi aggiuntivi, onerosi e dispendiosi.

Il decreto Crescita è stato quindi il veicolo normativo individuato dal Governo per superare l’articolo 5 comma 4 della legge 3/2019.
La “toppa” è stata inserita all’articolo 43 del decreto crescita, titolato “Semplificazione degli adempimenti per la gestione degli enti del Terzo settore”, secondo il quale l’equiparazione ai partiti, ai fini del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, «non si applica agli enti del Terzo settore iscritti nel registro unico nazionale di cui all’articolo 45 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117» né «alle fondazioni, alle associazioni, ai comitati appartenenti alle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese. Fino all’operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore, basterà l’iscrizione in uno dei registri attuali previsti dalle normative di settore, ad esempio quelli regionali, delle prefetture, delle onlus, delle cooperative sociali…».

L’esonero per gli enti del Terzo settore riguarda però le sole ipotesi in cui il collegamento con il mondo politico è legato alla presenza, negli organi direttivi/di gestione dell’ente, per almeno un terzo dei suoi componenti, di amministratori che hanno rivestito cariche istituzionali o di governo negli ultimi sei anni.
«Gli obblighi sulla trasparenza previsti per i partiti potranno comunque scattare a carico degli enti del terzo settore nelle altre due ipotesi, previste dall’art. 5 del D.L. 149/2013, in cui è richiesto un collegamento con la politica apparentemente piu stringente, ossia quando vi sia un controllo effettivo sull’ente non profit da parte del partito oppure quando l’associazione/fondazione/comitato scelga di finanziare iniziative o soggetti legati al mondo politico in misura superiore a 5mila euro».

Per le fondazioni, le associazioni e i comitati che restano fuori dal Terzo settore la norma non prevede alcun esonero, per cui gli obblighi sulla trasparenza analoghi a quelli dei partiti potranno scattare anche in ragione di un collegamento “debole” con il mondo politico.
Si tratta dell’ipotesi in cui gli organi direttivi o di gestione dell’ente siano composti per almeno un terzo da membri di organi di partiti o movimenti politici o da persone che sono o sono state, nei sei anni precedenti, membri del Parlamento nazionale o europeo o di assemblee elettive regionali o locali di comuni con più di 15.000 abitanti, ovvero che ricoprono o hanno ricoperto, nei sei anni precedenti, incarichi di governo al livello nazionale, regionale o locale, in comuni con più di 15.000 abitanti.

Il tema quindi viene moltissimo attenuato, anche se resta un carico eccessivo di procedure burocratiche per le fondazioni e gli altri enti che non si iscriveranno, per scelta o per espressa esclusione legislativa, al nuovo registro unico del terzo settore.

Viviana Caruso

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