Fatturazione elettronica: cosa prevede la nuova normativa per associazioni e Enti del Terzo Settore

Fatturazione elettronica: cosa prevede la nuova normativa per associazioni e Enti del Terzo Settore

A partire dal 1° gennaio 2019, scatta l’obbligo, previsto dalla L. n. 205/2017 (legge di bilancio 2018),  di emettere e ricevere le fatture in formato elettronico.

Tra i soggetti che rientrano in tale obbligo, figurano senza dubbio gli enti non commerciali, tra i quali si annoverano anche i futuri enti del Terzo settore, ovvero tutti gli enti che confluiranno nel Registro Unico del Terzo Settore, quando entreranno definitivamente in vigore le norme di cui al DLgs. n.  117/2017 (Codice del Terzo Settore)

La numerosità di tali enti e le relative  tipologie e sfaccettature, impone una analisi approfondita che  può  essere condotta con la seguente macro suddivisione:

enti dotati di partita IVA
Per tali enti non c’è dubbio che sarà obbligatorio registrare il proprio indirizzo telematico (in genere, la posta elettronica certificata – PEC) abbinandolo al proprio numero di partita IVA, indirizzo di posta da cui far partire e ricevere le fatture elettroniche;

enti privi di partita IVA (tra cui tutte le organizzazioni di volontariato iscritte ai registri regionali)
Questi enti  non essendo operatori IVA in senso stretto (ossia quali emittenti fattura), assumono le caratteristiche di consumatori finali, per i quali l’IVA rappresenta un costo che viene sommato a quello puro di acquisto del bene o servizio.

In questo caso, considerato che le fatture emesse in forma cartacea non avranno più valore, si pone il problema di ricevere la fattura elettronica dai propri fornitori, che – invece – saranno sicuramente obbligati a emetterla in formato elettronico, con le sole esclusioni dei soggetti da ciò esonerati, come ad esempio i contribuenti in regime forfetario ex L. 190/2014 e quelli in regime di vantaggio (minimi) ex art. 27, commi 1 e 2 del DL 98/2011.

Per questi enti, il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 89757/2018 (§ 3.4) ha chiaramente precisato che non sarà necessario avere una PEC perché in tal caso il cedente/fornitore indicherà nel campo del codice destinatario il numero “0000000”, mentre nelle informazioni di carattere anagrafico inserirà il codice fiscale dell’associazione.

Attraverso questa procedura, la fattura elettronica sarà disponibile in un’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate, accessibile attraverso i servizi telematici mediante registrazione e identificazione.

Nel provvedimento citato è anche chiarito che il cedente/prestatore deve consegnare direttamente all’associazione/cliente copia analogica o informatica della fattura, comunicando contestualmente il fatto che la stessa fattura, in formato elettronico, è resa disponibile sul sito web dell’Agenzia da parte del SdI (Sistema di Interscambio).

L’ente non commerciale committente è libero di non accettare la copia cartacea, anche se non se ne vede il motivo, posto che, comunque, ai fini della tenuta della minima contabilità per le entrate e uscite istituzionali è sempre necessario il supporto documentale al rendiconto di fine esercizio.

La questione non cambia con l’entrata in vigore della Riforma del Terzo settore dove, semmai, poiché i futuri enti del Terzo settore di natura non commerciale potranno svolgere “attività diverse” (art. 6 del DLgs. 117/2017), secondarie e strumentali a quelle di interesse generale (art. 5 dello stesso decreto), si ritiene che sarà necessario ottenere anche il numero di partita IVA. Ciò in considerazione del fatto che tali attività ex art. 6 avranno sicuramente qualifica commerciale, visto anche il disposto dell’art. 79, comma 5 del DLgs. 117/2017.

In questo caso, la registrazione al SdI diventerebbe necessaria per adempiere l’obbligo di fatturazione elettronica.

 

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